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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Paninaro
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mwcgPaninaro è un termine con il quale si identifica un fenomeno di costume,cite-ref-1[1] prevalentemente adolescenziale, nato nei primi mwdwanni ottanta a mweaMilanocite-ref-2[2] e poi diffuso prima nell'mwfqarea metropolitana milanese ed in seguito in tutta mwfgItalia e nel mwfwCanton Ticino.

Espressione giovanile dell'ondata di mwgqriflusso e disimpegno che seguì il turbolento e politicizzato decennio precedente, il fenomeno fu caratterizzato dal rifiuto di ogni forma di impegno sociale e politico e dall'adesione ad uno stile di vita fondato sull'apparenza e sul mwggconsumo. Esso coinvolse ogni aspetto della vita quotidiana e si caratterizzò tipicamente per l'ossessione per l'mwgwabbigliamento mwhagriffato e per l'uso di un caratteristico linguaggio codificato; fu principalmente influenzato dai modelli del mwhqcinema mwhgstatunitense e della mwhwmusica pop del periodo, soprattutto britannica (mwianew wave, mwiqsynth pop, mwignew romantic), oltre che dai consigli degli mwiwspot pubblicitari trasmessi dalle crescenti mwjatelevisioni commerciali.

Il fenomeno divenne presto noto in tutta Italia tanto da portare alla nascita di rivistecite-ref-6-3-0[3]cite-ref-7-4-0[4]cite-ref-3-5-0[5]cite-ref-6[6], film e parodie televisivecite-ref-3-5-1[5]cite-ref-0-7-0[7], per poi esaurirsi abbastanza rapidamente alla fine del decennio.

Contents

Storia
Stile
Musica
Cinema
Note

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Storia

Nei primi anni ottanta le zone di Milano erano frequentate da gruppi di giovani con proprie regole e stili come i mwqqmetallari o i mwqgdark. All'interno di questo contesto si sviluppò una moda, sulla falsariga delle altre per la necessità di rimarcare l'appartenenza ad uno specifico gruppo, costituita da giovani, adolescenti o poco più grandi, che si riunivano presso i locali di zona mwqwpiazza San Babila codificando un proprio lessico ed un proprio stile basato sull'ostentazione di capi firmati molto costosi ma che era al contempo anche alla portata di tutti grazie ad un mercato che, colta la nuova moda, incominciò a fornire a prezzi accessibili quanto necessario per uniformarsi al nuovo stile. Nelle paninoteche e nei mwrafast food del centro di Milano prese forma un fenomeno di costume che, dopo essersi diffuso in tutta Italia, si estese anche all'estero. I luoghi di ritrovo, paninoteche e fast food, dove potevano essere consumati pasti veloci ne determinarono quindi anche il nome.cite-ref-1-8-0[8]cite-ref-4-9-0[9]

Il termine deriva, più in particolare, proprio da un locale di Milano, il bar mwtgAl panino, in mwtwpiazza Liberty, ritrovo abituale del primo nucleo di paninari, un gruppo di ragazzi che aveva codificato un proprio gergo ed un proprio abbigliamento basato fondamentalmente su determinati capi di vestiario ed accessori di note marche italiane o straniere. Altro ritrovo, più in là negli anni, divenne mwuaBurghy a piazza San Babila, divenuto poi mwuqMcDonald's.cite-ref-0-7-1[7]cite-ref-1-8-1[8]

I nuovi valori che si affermano sono: «funzionare, dimostrare di valere, avere un corpo ed una immagine perfetta, essere alla moda, fare carriera»cite-ref-10[10] ma curiosamente i paninari non indossano l'abbigliamento tipico degli mwxwyuppie statunitensi, i giovani in carriera, bensì capi di abbigliamento tipici della classe operaia e contadina statunitense come scarponi mwyaTimberland, jeans mwyqLevi's, camicie a scacchi, stivali e cinturoni tipici dei boscaiolo, ma rigorosamente di marca e molto costosi.cite-ref-3-5-2[5]cite-ref-11[11] La controparte femminile del paninaro si chiama "sfitinzia"cite-ref-12[12]cite-ref-13[13] o "squinzia", che secondo i dizionari è definibile come una ragazza smorfiosa, poco intelligente, civettuola, spesso patita della moda, ma secondo l'accezione originale del 1986, scritta da mwcgLina Sotis, la squinzia è «la categoria femminile più diffusa del momento. Hanno tutte un imprinting, quello televisivo degli show della seconda serata, vestiti, toni di voce, lunghezze, cortezze e tacco a spillo: nella squinzia tutto, tranne il cervello, è esagerato. La squinzia è quella che vorrebbe beccare di più e becca di meno, è l'eterna tacchinata e mai presa».

Il fenomeno si diffuse rapidamente in tutta Italia grazie alla pubblicità trasmesse dalle nascenti televisioni commerciali, che ne sfruttano il fenomeno amplificandone il messaggio e diffondendone lo stile;cite-ref-3-5-3[5] a renderlo ulteriormente famoso contribuì anche un personaggio interpretato dall'attore mwgaEnzo Braschi, che fornì alla nazione una versione stereotipata del paninaro in una fortunata trasmissione televisiva, mwgqmwggDrive In, che ne contribuì a diffondere la moda codificandone a sua volta degli stilemi alla quale molti giovani di tutta Italia cercarono di uniformarsi.cite-ref-3-5-4[5]cite-ref-4-9-1[9] Il successo è tale che nascono anche riviste dedicate al fenomeno ed indirizzate ai paninari come mwiwIl paninaro, con una tiratura che raggiunse mwja100000 copie mensili, alle quali seguirono mwjqWild Boys, ispirata alla mwjgcanzone omonima dei mwjwDuran Duran e cantata da Braschi nella sua parodia, mwkaZippo Panino, mwkqIl Cucador oltre alle versioni al femminile come mwkgPreppy e mwkwSfitty.cite-ref-6-3-1[3]cite-ref-7-4-1[4]cite-ref-5-14-0[14]

I prodromi del fenomeno si osservarono a Milano in un periodo storico di assestamento della mwoqvaluta italiana e di importanti segnali di mwogripresa economica, cui fecero seguito un relativo benessere e maggior disponibilità di beni di consumo. Con l'espansione della moda, fu naturale la formazione di gruppi e comitive, ciascuna dotata di un proprio punto di ritrovo come un bar ed un relativo territorio nel quartiere; gruppi anche molto ampi, le cui frequentazioni potevano raggiungere anche l'ordine del centinaio di persone. Il sabato pomeriggio e la sera erano il luogo deputato al ritrovo in massa con successivo trasferimento in una delle discoteche che ben si prestavano a sfruttare questo fenomeno. Alcuni di questi gruppi, quelli più importanti, disponevano dei leader di grande popolarità locale, solitamente dotati di soprannome. I locali di frequentazione avevano periodo di vita effimero o mutavano nome e ragione sociale in tempi brevi, in base alla tendenza ed al gusto dei frequentatori.

Tratto caratteristico dei paninari era il cibo consumato presso alcune catene di ristoranti mwraa ristorazione rapida, che proprio in quegli anni iniziano a diffondersi in tutta Italia. A Roma, ad esempio, l'apertura del primo ristorante mwrqMcDonald's, nel 1986, a mwrgPiazza di Spagna, fu un evento memorabile per i paninari della capitale italiana. A Milano, al contrario, la maggior parte delle varie compagnie di paninari si ritrovavano in normali bar sparsi in tutta la città, e le decine di ristoranti a ristorazione rapida di mwrwBurghy (ad eccezione di quello di piazza San Babila e di mwsaCorso Vittorio Emanuele II), mwsqWendy's e King Burger (da non confondere con mwswBurger King approdato in Italia solo nel 1999), le due cosiddette "seconde scelte", venivano poco frequentati dagli appartenenti a questa sottocultura giovanile.

In breve tempo i paninari divengono fenomeno di costume acquistando una discreta notorietà a livello nazionale, soprattutto per merito della pubblicazione di alcuni fumetti dedicati ai paninari e del personaggio interpretato da Enzo Braschi a mwtqDrive Incite-ref-15[15]. Nel 1986 i mwugPet Shop Boys, a seguito di una visita nel centro di Milano, incisero il singolo mwuwmwvaPaninaro, che permise alla moda di valicare i confini nazionali. I protagonisti del videoclip, girato a Milano, erano alcuni ragazzi perfettamente vestiti secondo i dettami della moda.

Il fenomeno inizialmente non aveva connotazioni politiche in quanto l'impegno sociale non rientrava negli interessi dei gruppi che si conformavano all'estetica paninara. Vi era invece una sorta di coscienza di classe che li portava a rifiutare contatti con altri giovani di diversa estrazione sociale: i paninari, almeno nel nucleo originario milanese che aveva come punto di ritrovo i locali in zona Piazza San Babila, erano i figli della borghesia medio-alta e quindi con quella disponibilità economica che permetteva l'acquisto di capi d’abbigliamento particolarmente costosi. Successivamente incominciò a sorgere una coscienza politica di ispirazione mwvgconservatrice che portò a contrapposizioni con gruppi di diversa identità politica.

La moda si esaurì a Milano con il finire del decennio e nel resto dell'Italia di lì a poco, sostituita da altre mwwasottoculture che riflettevano la fine di un decennio consumato all'insegna dell'mwwqedonismo e della superficialitàcite-ref-3-5-5[5]cite-ref-4-9-2[9]cite-ref-2-16-0[16]cite-ref-17[17]. In generale può dirsi come la moda dei paninari sia stata legata ai giovanissimi delle scuole medie inferiori e superiori. Perlomeno, a Milano i paninari erano quasi totalmente assenti nelle università. L'intestazione sulla testata principale, mw0gPaninaro, inizialmente mw0wI veri galli, accomiata il periodo d'uscita di scena con mw1aPochi, duri, giusti.

Come per qualsiasi moda passata, specialmente a Milano si tengono serate di revival presso discoteche, dove i frequentatori sono dei reduci oramai adulti, esortati a presentarsi con indumenti della moda dell'epocacite-ref-18[18].

Diffusione del fenomeno

Lo stile si diffuse da Milano nelle zone limitrofe della mw4qLombardia e poi nel resto d'Italia, mescolandosi a tendenze comunque già in atto in altre città. A mw4gBologna, per esempio, già da tempo si chiamavano mw4wzànari i gruppi di ragazzi – omologhi dei paninari milanesi – che si ritrovavano regolarmente in centro al bar Zanarini, poco distante dal mw5apalazzo dell'Archiginnasio, mentre a mw5qVerona erano curiosamente definiti mw5gbondolari.cite-ref-19[19]cite-ref-20[20]

A mw8aRoma vi erano i mw8qtozzi, abbigliati con piumino mw8gMoncler, Millet o mw8wCiesse Piumini, giacca in pelle da aviatore di marca mw9aSchott, pantaloni jeans mw9qLevi's mw9g501, camicia sempre di jeans rigorosamente blu scuro, cintura da mandriano dalla vistosa fibbia mw9wEl Charro, scarponcini da boscaiolo mw-aTimberland ma anche le mw-qClarks e, caratteristicamente, incedevano con le punte dei piedi all'infuori, sembrando l'antitesi della ricercatezza della versione milanese. Come l'aggettivo inglese mw-gtough, il termine "tozzo" dava l'idea di prestante, gagliardo, ma anche di rozzo, prepotente. L'abbigliamento di molti tozzi ricordava l'uniforme dei detenuti nelle prigioni americane, portato alla notorietà dalle interpretazioni "carcerarie" di attori come mw-wClint Eastwood e mw-aBurt Reynolds.

Stile

Abbigliamento

Nel vestiario e per gli accessori era d'obbligo la mwaqigriffe e la sua autenticità, quale indice di ricchezza familiare reale o presuntacite-ref-2-16-1[16]; il paninaro coltivava infatti una maniacale attenzione per il proprio stile, rigorosamente costoso e di marca. L'uso di imitazioni e di merci contraffatte, a cui ricorrevano i ragazzi che non potevano permettersi i capi originali, pur essendo molto diffuso era stigmatizzato socialmente e comportava l'appellativo di mwaqcgino o mwaqgtruzzo.

L'abbigliamento base del paninaro prevedeva giacconi imbottiti di piumino d'oca vivacemente colorati (es. mwaraCiesse Piumini, mwareMoncler, Henry Lloyd), stivali da mwarimandriano (es. Frye o Durango), le prime mwarmscarpe da barca (Docksides by Sebago, Sperry Top Sider, mwarqTimberland, mwaruSisley mocassino by DiVarese), jeans (es. Armani, mwaryLevi's 501, Uniform, mwargRifle in velluto millecoste, mwarkAvirex, mwaroAmericanino, mwarsStone Island), giubbotti da aviatore tipo mwarwmwar0bomber (mwar4Avirex, Schott, bomber canadese e il montone Inglese della 2ª guerra mondiale Bomber B-3 detto "RAF" in omaggio alla mwar8Royal Air Force), giubbotti di jeans (Levi's), giacconi da vela (Henri Lloyd Consort Jacket), felpe (American System, mwaseBest Company), maglioni (es. Marina Yachting, mwasmBenetton, mwasqStefanel, mwasuLes Copains), cinture di pelle (es. mwasyEl Charro), camicie a quadri (es. mwascNaj-Oleari), calzini (a rombi della Burlington per i ragazzi, colorati della mwaskNaj-Oleari per le ragazze), scarponcini da lavoro in pelle scamosciatata (es. mwasoTimberland mentre le mwassClarks erano identificative dei "cinesi" ovvero i giovani comunisti), mwaswCelini oppure scarpe sportive (mwas0Superga colorate, mwas4Vans rigorosamente senza stringhe e, più tardi, mwas8Nike, Converse e mwataNew Balance). Ed ancora, camicie Controvento e tutto l'abbigliamento di C.P Company e mwatiStone Island. Per circa tre anni impazzarono anche le toppe di stoffa sui jeans di mwatmNaj-Oleari e mwatqFiorucci, così come le sue borse e parecchi accessori per le ragazze. Altri capi di abbigliamento erano il berrettino delle armate americane sudiste ed i guanti in pelle scamosciata Ocean Star.

I colori erano generalmente vivaci, chiari, con preferenza per le tinte pastello, preferibilmente in tinta unita per maglioni, felpe e pullover (celeste, giallino, verdino, rosa e il ricercatissimo "color salmone"); erano poco apprezzati i toni neutri (beige, grigio) ed i colori scuri (tranne che nei bomber). Presenti anche mwatctexture di ispirazione scozzese, a quadri, o righe e righine per le camicie; fra le grafiche, le più diffuse erano quelle di ispirazione mwatgIvy League o comunque legate all'immaginario giovanile americano degli mwatkanni cinquanta. Gli accessori spesso presentavano mwatopattern con piccole fantasie geometriche tipiche del periodo (triangolini, lineette a zig-zag, fiorellini stilizzati, come nelle stoffe di Naj-Oleari o Fiorucci) o colori fluo.

Le taglie dei pantaloni e delle camicie erano abbondanti, e spesso indossati con più risvolti nelle maniche ed alle caviglie. I pantaloni ed i jeans avevano la vita molto alta ma lasciavano scoperte le caviglie, e le camicie si portavano tassativamente dentro i pantaloni ed abbondantemente sblusate; gli indumenti attillati erano associati a mode precedenti e considerati sgradevoli da vedere. In generale si cercava di avere un aspetto molto curato evitando ogni apparenza di sciatteria.

Il modo di vestire paninaro variava da città a città; così mentre a mwat0Milano si usavano le felpe Best Company, a mwat4Roma andava per la maggiore il jeans Americanino. Anche i negozi erano un culto: ad esempio, a Roma la meta era mwat8Energie di via del Corso, mentre a Milano si andava al mwauaPharmacia e Nautica-Chic di via Durini. Il negozio di mwaueEl Charro in mwauivia Monte Napoleone divenne una sorta di paradiso degli acquisti, importando dozzine di indumenti in stile mwaumtexano, prodotti principalmente dalla Lyntone Belts Inc. (Edmond, Oklahoma). Altri negozi di riferimento erano Di Segni e Conforti.

Fra gli accessori divenuti mwauumwauystatus symbol dei paninari, ebbero grande diffusione gli occhiali mwaucRay-Ban e Vuarnet di svariati modelli (dai mwaukWayfarer di mwauoTom Cruise in mwausmwauwRisky Business - Fuori i vecchi... i figli ballano del 1983 ai mwau0Caravan di mwau4Top Gun), lo zainetto mwau8Invicta (soprattutto il modello mwavaJolly, dai colori pastello o fluo), il mwaveregistratore a cassette portatile mwaviSony Walkman e, nella seconda metà del decennio, l'orologio di plastica colorata mwavmSwatch.

Alcune marche di mwavumoto erano solitamente associate al mondo dei paninari: ad esempio, inizialmente, i motocicli mwavyZündapp 125 (con scritta "175" sulla fiancata per andare in autostrada), successivamente mwavcLaverda, con motore Zündapp, mwavgGilera KZ (stradale) e mwavkRX (enduro).

Linguaggio

Sul modello del linguaggio dei giovani milanesi venne modellato un mwavwgergo che divenne comune dei paninari diffusi in altre parti d'Italia caratterizzato da un rifiuto dell'mwav0iperbole ed in un ricorso al prosaico. Per esempio: «mwav4Sono fuori come un balcone» oppure mwav8«mwawa [...] come un'antenna» o anche mwawe«mwawi [...] come un citofono» per intendere uno stato confusionale.

Sono frequenti le abbreviazioni come ad esempio "mwawqTimba" riferito alle scarpe di marca Timberland, «mwawuFaccio il week a Curma» traducibile come mwawy«passo un weekend a mwawcCourmayeur», talora combinati agli accrescitivi o storpiature (es. mwawgpanozzo per mwawkpanino, mwawopatozze per mwawspatatine), così come i continui ricorsi spesso fantasiosi all'inglese (es. mwawwarrapation, mwaw0very original, mwaw4il mio boy, mwaw8arrivano i ciàina - deformazione dell'inglese mwaxachinese, cinese ovvero militante di sinistra o più esteso, appartenente ai gruppi antagonisti) o ad altre lingue (mwaxeI sapiens, mwaxiMi gusti mucho).cite-ref-5-14-1[14]

Merita far presente che il cosiddetto linguaggio dei paninari non milanesi è stato spesso profondamente influenzato dalle invenzioni degli autori delle riviste paninare e dal personaggio comico televisivo di mwaxgEnzo Braschi. Nella realtà ben pochi utilizzavano quello slang in modo continuato (cosa ritenuta da "gini" se eccessiva) e si limitavano ad usare solo alcune parole ogni tanto, che è poi divenuto negli anni uno dei tanti mwaxkstereotipi sulle culture giovanili. Non improbabile da questo processo, una diffusione nazionale di alcune espressioni triviali meneghine, esempio tangibile quelle relative alla sessualità, sostituendo via via quelli tradizionali locali.

Interessi culturali

Musica

I paninari ascoltavano principalmente musica commerciale e disimpegnata, soprattutto mwax8pop anglosassone nelle declinazioni più in voga di quel periodo, vale a dire mwayasynth pop, mwayedance, mwayinew romantic.

La rete televisiva mwayqVideomusic ed il programma di mwayuItalia Uno mwayymwaycDeeJay Television furono i principali diffusori di questi generi musicali, trasmettendone i mwaygvideoclip e contribuendo ad influenzare i gusti dei paninari italiani: nacque, ad esempio, un'agguerrita rivalità tra il pubblico dei mwaykDuran Duran e quello degli mwayoSpandau Ballet, i due gruppi più amati dai paninari. Fra i musicisti più apprezzati c'erano anche mwaysGeorge Michael e gli mwaywWham!, mway0Frankie Goes to Hollywood, mway4Boy George ed i mway8Culture Club, i mwazaDire Straits e i mwazePet Shop Boys (che nel 1986 pubblicarono un brano chiamato mwazimwazmPaninaro), gli mwazqA-ha, gli mwazuEurope, mwazyMichael Jackson, la prima mwazcMadonna, mwazgBryan Ferry, i mwazkDepeche Mode.

Era invece decisamente rifiutata ogni altra forma di musica in voga nel periodo, in particolare quella impegnata (mwazscantautori) o troppo ricercata (mwazwpunk, mwaz0post-punk, mwaz4rock o mwaz8sperimentale) o introspettiva (mwaaagoth o mwaaedark). La musica italiana non era in genere apprezzata dai paninari, ad eccezione di quella cantata in inglese (mwaaiitalo disco e mwaamdance) da artisti come mwaaqSandy Marton, mwaauTracy Spencer, mwaayTaffy, mwaacVia Verdi, mwaagValerie Dore, mwaakSpagna, mwaaoSabrina Salerno, mwaasNovecento, mwaawMike Francis, mwaa0Matia Bazar, mwaa4Den Harrow, mwaa8Gazebo ed mwabaAlbert One, e, più in generale, tutta la produzione di mwabeClaudio Cecchetto di quel periodo, compreso l'esordio di mwabiJovanotti.

Cinema

I gusti cinematografici dei paninari si orientavano sui mwabublockbuster statunitensi come mwabymwabcTop Gun e le saghe di mwabgmwabkRocky e mwabomwabsRambo.cite-ref-3-5-6[5]

Influenza culturale

Nel 1986 il fenomeno è al suo apice e viene realizzato un lungometraggio, mwacimwacmItalian Fast Food, trasposizione cinematografica di molte idee presenti nel programma televisivo mwacqDrive In, compreso ovviamente Braschi nei panni del paninaro; si svolge in un mwacufast food nel centro di mwacyMilanocite-ref-5-14-2[14]cite-ref-21[21]. Altro film dello stesso anno è mwac8mwadaSposerò Simon Le Bon, tratto da un libro/diario scritto dall'adolescente milanese mwadeClizia Gurrado che descrive gli sforzi della protagonista, che vive nel periodo di massima esplosione del movimento, per incontrare il suo idolo mwadiSimon Le Bon.

Il libro stesso è un fenomeno editoriale che in poco tempo vende mezzo milione di copie. L'autrice stessa, anni dopo, ricordando la sua esperienza come adolescente nella Milano dei paninari, alla domanda se anche lei fosse stata una paninara, rispose che «se per essere paninari si intende il fatto di indossare il Moncler, le Timberland e la borsa Naj Oleari ed ascoltare i Duran Duran, allora sì, ma è anche pur vero che tutto terminava a quello.»cite-ref-5-14-3[14] Nel 1986 il gruppo britannico dei mwadoPet Shop Boys pubblicò un brano chiamato mwadsmwadwPaninaro.

Vennero pubblicati anche fumetti ispirati al fenomeno come mwad4mwad8Paninaro e mwaeaNew Preppy, editi dalla mwaeeEdifumetto dal 1986 al 1989,cite-ref-22[22]cite-ref-23[23] mwaeoCucador - il giornale dei veri paninari, edito dal 1986 al 1987 dalla Garden Editoriale,cite-ref-24[24] mwae8Sfitty, edito dalla mwafaEdizioni Bianconi nel 1987cite-ref-25[25] e mwafuWild Boys, edito dal 1986 al 1987 dalla mwafyLook Boys.cite-ref-26[26] Nel 1985 l'editrice Edisoft pubblicò il videogioco per mwafsCommodore 64 mwafwIl paninaro, costituito da una fase di guida in moto per Milano ed una fase ambientata in un fast food, dove il paninaro deve superare scorrettamente la codacite-ref-27[27].

Sempre per Commodore 64 l'editrice Logica 2000 pubblicò, tra i supplementi della sua omonima collana, la rivista con cassetta mwagiSquinzie, sfitinzie & paninari, contenente programmi vari sul temacite-ref-28[28]. Nel 2011 viene pubblicato su Internet il mediometraggio mwagcIl ritorno dei paninari, basato sul fumetto mwaggPaninaro, diretto da Fabio Notario e Ramon Verdoia e prodotto dalla Fabius Artcite-ref-29[29]. Il seguito, mwag0Il ritorno dei paninari 2, ottenne il "Premio 2014" dal programma mwag4mwag8Stracult di Rai 2cite-ref-30[30].

Nel settembre 2018 mwahuIl Pagante, mwahygruppo musicale milanese, ha pubblicato un album dal titolo mwahcmwahgPaninaro 2.0, evidente riferimento alla subcultura dei paninari sviluppatasi nel capoluogo lombardo durante gli mwahkanni '80.

Il 10 novembre del 2023 Digital Astro, pubblica la traccia “PANINARO” in collaborazione con mwahwTony Boy e mwah0Artie 5ive. Il titolo é un chiaro richiamo alla moda degli mwah4anni ‘80.

Note

cite-note-11. Per mwaiusineddoche, non esistendo un nome come mwaiypaninarismo o mwaicpaninaresimo per tutto il movimento, a cui ci si riferisce semplicemente come mwaigi paninari.
cite-note-22. mwaiwMassimo Emanuelli, mwai050 anni di storia della televisione attraverso la stampa settimanale, Milano, Greco & Greco, 2004, mwai4ISBNmwai8 88-7980-346-8.
cite-note-6-33. mwajymwajcmwajgWild Boys, su mwajkguidafumettoitaliano.com. mwajoURL consultato il 28 luglio 2017.
cite-note-7-44. mwakamwakemwakiPaninaro, su mwakmguidafumettoitaliano.com. mwakqURL consultato il 1º agosto 2017.
cite-note-3-55. mwalqGiancarlo Ascari e Matteo Guarnaccia, mwalumwalyQuelli che Milano: Storie, leggende, misteri e varietà, Bur, 2 novembre 2010, mwalcISBNmwalg 978-88-586-0879-1. mwaloURL consultato il 3 agosto 2017.
cite-note-66. mwal4Andrea Leggeri, mwal8mwamaApprofondimenti - Trooooooppo scarsi!!! I Paninari a fumetti, su mwameLo Spazio Bianco, 3 settembre 2015. mwamiURL consultato il 20 agosto 2019.
cite-note-0-77. mwamgFrancesca Belotti e Gian Luca Margheriti, mwamkmwamo101 storie su Milano che non ti hanno mai raccontato, Newton Compton Editori, 16 luglio 2015, mwamsISBNmwamw 978-88-541-8302-5. mwam4URL consultato il 3 agosto 2017.
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Bibliografia

• mwa0aDavide Rossi, Guida al paninaro D.O.C.: lo stile, il linguaggio, l'attrezzatura, il cucco (allegato a Il paninaro), Milano, Edilfumetto, maggio 1987.

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• Wikizionario

• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «paninaro»

Collegamenti esterni

• mwa0uIl Dimenticatoio - Il Paninaro, su dimenticatoio.it.
• mwa0cArticolo sui paninari, su slipperypond.co.uk. URL consultato il 30 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2009).
• mwa0kIl decalogo del paninaro
• mwa0sAntonio Gurrado, I petalosi anni Ottanta. Perché nessuno come i paninari sapeva forgiare parole nuove, su ilfoglio.it, 25 febbraio 2016.
• mwa00Marco Villa, Il dizionario del paninaro, per tornare di colpo nella Milano degli anni '80, su dailybest.it, 13 dicembre 2016.
• mwa08Nadia Ferrigo, Successi, fallimenti e seconde vite, in La Stampa, 18 dicembre 2013.
• mwa1eChiara Galeazzi, Troppo giusto - Storia dei paninari italiani, su vice.com, 20 marzo 2013.